Tutto è iniziato lo scorso anno, quando Bernardo ha avviato un corso intermedio al Tennis Roma. Non era una classe numerosa. Anzi, il gruppo è sempre rimasto relativamente contenuto. E forse è stato proprio questo il segreto.
È nata una comunità.
Persone diversissime per età, professione, carattere e percorso di vita hanno trovato un terreno comune. Si sono appassionate al gioco, hanno iniziato a frequentarsi anche fuori dalle lezioni, a condividere cene, risate, dubbi dichiarativi e piccoli successi. Il bridge era il motivo per incontrarsi. L’amicizia è diventata il motivo per restare. Poi è arrivata una novità.
Il societario allievi e terza categoria
Quest’anno la Federazione ha introdotto il Societario Allievi e Terza Categoria, una competizione pensata per dare spazio a chi sta costruendo il proprio percorso agonistico. Per il gruppo del Tennis Roma non c’è stato nemmeno bisogno di discuterne troppo: volevano partecipare. Ma soprattutto volevano partecipare insieme.
Hanno chiesto a Bernardo di accompagnarli in questa avventura. Volevano sedersi agli stessi tavoli, condividere la stessa esperienza e, soprattutto, “indossare la stessa maglia”.
Sembrava semplice. Non lo era. Il regolamento prevedeva infatti che ogni allievo e terza categoria partecipasse per la propria ASD di appartenenza. Alcuni di loro erano già tesserati presso altre Associazioni che, peraltro, avevano già iscritto una propria squadra alla competizione. La soluzione più comoda sarebbe stata accettare la situazione e dividersi. E invece no.
Con una determinazione che ha sorpreso tutti, alcuni di loro hanno deciso di rinunciare al proprio tesseramento per potersi ritesserare con il Tennis Roma. Lo hanno fatto perché volevano essere parte di quella squadra. Perché quella maglia, nel frattempo, era diventata il simbolo di qualcosa che andava oltre il bridge.
Quando è arrivata la prima serata del Societario, l’emozione era palpabile. C’era tensione, entusiasmo e quella leggera paura che accompagna sempre le cose a cui teniamo davvero. Ma c’era soprattutto la soddisfazione di essere lì. Insieme. Esattamente come avevano desiderato.
Prima di raccontarvi com’è andata, ci tengo a precisare che tutto questo è stato possibile anche grazie alla collaborazione tra le Associazioni di provenienza e di arrivo e il Comitato Regionale che ha preso a cuore la questione cercando una soluzione che potesse andare bene per tutti. Questo è fondamentale perché quando ci sono degli “intoppi burocratici” se le istituzioni non ci assistono, non c’è margine di manovra. Per avere un sistema che funzioni servono regole da rispettare e contemporaneamente organi che siano interessati ad ascoltare le esigenze di tutti e a valutarle.
Il Comitato Bridge Lazio non ci ha mai dato garanzia di successo ma si è messo a disposizione per capire se c’era la possibilità di realizzare il desiderio di questi determinatissimi allievi.
Il risultato
Ieri si è conclusa la fase regionale. Non hanno vinto ma hanno centrato l’obiettivo. Si sono qualificati per la fase nazionale. Andranno a Salsomaggiore. Partiranno insieme. E forse è proprio qui che si nasconde la parte più bella di questa storia.
Gli insegnanti pensano spesso di avere qualcosa da trasmettere agli allievi. Tecnica, esperienza, metodo, conoscenze. Ed è certamente così. Ma ogni tanto accade il contrario. Sono loro stessi vittime di insegnamenti più importanti.
Una comunità non nasce da un regolamento, ma dalla volontà delle persone di riconoscersi parte di qualcosa. In fondo, si entra in un corso di bridge per imparare un gioco. Poi capita che, mano dopo mano, si trovi molto di più: una squadra, una casa. E si scopra che le Associazioni non sono solo un nome sopra una tessera ma un posto dove tornare. Non è un caso, secondo me, che ai primi posti della classifica del terzo anno/terza categoria c’erano due squadre che venivano entrambe da Ostia Bridge, il più grande, forte e aggregante sistema associativo della regione.
Questa storia non vuole, quindi, raccontare l’abbandono di un’Associazione per un’altra ma il potere aggregante delle piccole comunità. Siamo tutti diversi con le nostre peculiarità ed è confortante sapere che se non ci riconosciamo in un gruppo, tutti lavorino di concerto per farci trovare una nuova casa. A volte non siamo davvero soli, abbiamo solo bisogno di trovare il nostro posto nel mondo.






Cara Alessia, grazie.
Il gruppo si è creato ed è cresciuto anche e soprattutto grazie a te.
Bernardo è ormai famoso, ha mille cose da fare e sono certo che lo hai convinto tu a credere in noi.
Un altro elemento aggregante è stata Maria che ci ha messo a disposizione il locale e la sua staripante simpatia.
Forza Tennis Roma e arrivederci a Salsomaggiore per la finale
...mi fai sempre commuovere: sogno questa situazione da quando l'ho persa....
Voglio avere fiducia che possa tornare. Onore a VOI!
Felicissima per loro.